L’uomo che non ti aspetti

Mi è caro il ricordo di Enzo Volontè.

Ci siamo tanto frequentati per gli impegni di volontariato che ci accomunavano. Era per me un esempio di dedizione all’impegno e di generosità nel donarsi con quella naturalezza che voleva quasi essere schermo al suo rivelarsi: fare senza dire, donarsi senza rimarcarlo.

L’ho incontrato tanto tempo fa, una domenica mattina, sul sagrato della Chiesa all’ora che si va a messa.

Lui autorevole nella persona e nell’incedere, io tapino dietro un tavolino a vendere biglietti di lotteria per un grande progetto di solidarietà.

”Questo progetto ve lo faccio io gratis” disse mentre ti dava i soldi di un blocchetto intero di biglietti della lotteria.

Poche parole ed entrò in chiesa.

E poi vennero i fatti: disegni, calcoli, viaggi, analisi, contratti, per definire il progetto in tutti i suoi aspetti.

E poi: allestimento cantiere, coordinamento fornitori, controllo imprese, gestione opere: edili, impianti, arredi, ser­ramenti, ascensori, finiture.

Quanto tempo, quanto impegno dedicato: tutto a titolo di puro volontariato.

Fund rising si dice in inglese, cioè ricerca di risorse finanziarie per eseguire le opere, perché alle imprese il lavoro costa e i materiali si acquistano.

Come fare? Chi ha a cuore il problema trova la soluzione: “Aspettando Natale” ed Eurojersey, un dono di ben 1.500.000 più 1.000.000 di euro: 2.500.000 di euro grazie alle iniziative di quel Signore autorevole nella persona e nell’incedere.

Un bel giorno quel Signore cambiò casa, chiamato da Chi tutto può e tutto vede ad un grande compito: “essere vi­cino a voi (…) a cui è stato affidato un compito che deve tradursi nel fare del bene a chi ne ha più bisogno. E sono vi­cino a voi per condividere quello che saprete e vorrete fare”

“Ho avuto la fortuna della Fede che mi ha permesso di affidarmi fin dall’inizio totalmente a Lui, che mi ha guidato per mesi conservando in me sempre la serenità, sempre un pensiero alternativo alla preoccupazione umana del male che ti mangia giorno dopo giorno, sempre la voglia di pensare un progetto che prevaricasse la contingenza del mo­mento.

E così sono stato accompagnato con serenità fino in fondo.

Voi che mi leggete ora, potete serenamente affermare di avere incontrato una persona fortunata, amata dal Signore fino in fondo, che ha concluso questa esperienza terrena per essere accompagnato, nella serenità e nella gioia che solo la Fede ti sa dare, all’incontro meraviglioso con la vita vera, che è quella che il Signore ha preparato in modo de­finitivo per tutti noi.

E ora che mi state leggendo, pur non conoscendo ancora come il Signore ha progettato il rapporto tra chi non è più sulla terra e chi continua a vivere l’esperienza umana della fatica quotidiana, io penso che in qualche modo mi sarà concesso di essere lì vicino a voi, di guardare il Signore e di sorridere con Lui, entrambi contenti del vostro operato”.

 

Leggi e rileggi questo messaggio virgolettato, trovato nel computer di quel Signore, scritto nell’imminenza della morte e resti stupefatto e capisci che quel Signore autorevole era un gigante della Fede vissuta: ha operato con una generosità infinita nel più assoluto silenzio.

Ha vissuto in una dimensione straordinaria di Fede che lo ha portato a vedere anche le malignità che si erano fatte cir­colare su di lui come prove per la sua Fede.

Caro Enzo, come vorrei poterti imitare, come vorrei somigliarti un pochino, come vorrei affrontare la mia ultima ora con la serenità e l’abbandono in Dio così come tu l’hai vissuta.

Aiutami ed aiutaci dall’alto del Paradiso a continuare nella strada da te tracciata: “fare del bene a chi ne ha più bisogno”.

Pasqualino Cau

Gennaio 2016