LO SPORT: UN’ECCELLENZA IN CLS

LO SPORT: UN’ECCELLENZA IN CLS

Intervista a Stefano Monticelli, allenatore della squadra di calcio CLS SPORT SPECIAL – ROBUR 

  • Quale è il motivo che ti ha spinto a fare l’allenatore della squadra di calcio CLS SPORT SPECIAL –ROBUR?  

La grande passione per il calcio che ho sin da quando ero bambino mi ha spinto a infondere questo entusiasmo anche al personale che incontro ogni giorno in CLS. Sentivo il bisogno di donare ad altri la mia passione e di mettere le mie conoscenze a servizio di un impegno che potesse essere motivo di gioia per altri. Volevo far provare ai colleghi, soprattutto al personale disabile, le gioie di formare una squadra, di essere insieme in campo, di ritrovarsi regolarmente tutte le settimane per prepararsi alle partite del fine settimana.

  • Non era meglio farlo coi colleghi abili?

Il calcio è bello giocarlo con tutti, ma mi sentivo chiamato a questo servizio per i disabili, che raramente hanno altre opportunità, al di fuori dell’ambiente della CLS, di aggregarsi in un’attività sportiva di gruppo.

A loro, più che ad altri, è importante offrire occasioni per integrarsi, per aggregarsi in un’attività all’aperto, per fare squadra condividendo emozioni, fatiche, delusioni, vittorie …

Insieme si fatica ad allenarsi, insieme ci si ritrova per la trasferta, ci si dà appuntamento, ci si carica sul pulmino, si ripassano i consigli del mister, si ride e si scherza anche.

L’occasione degli allenamenti e delle trasferte insieme, crea le condizione per sentirsi parte di un gruppo, per sentirsi delle persone normalissime, come tutti gli altri. E’ per loro motivo di integrazione e di realizzazione umana.

  • Quali sono i progetti che hai in mente per loro?

La nostra è una squadra con persone di livello diverso, ognuno con le proprie peculiarità.

La mia attenzione è far sì che ognuno si senta a proprio agio, apprezzato per quello che sa fare e che sa dare alla squadra. In qualità di allenatore è mio compito tirare fuori da ciascuno il meglio di sé. Ogni tanto serve anche essere un po’ severi, a ciascuno nel modo più appropriato: questo li aiuta ad andare un po’ oltre a quelli che ritengono essere i propri limiti, e dare qualcosa in più, a migliorare le loro possibilità.

Gli allenamenti e le partite sono lo strumento attraverso il quale è possibile dare alle persone disabili un maggior senso di se stessi, aumentando la loro autostima.

  • La squadra CLS SPECIAL gioca nei tornei nazionali?

Si, la Federazione  di cui facciamo parte è la FIFS, Federazione Italiana Football Sala. Le principali città che aderiscono a questa federazione sono: Milano, Torino, Bergamo, Piacenza, Parma, Novara, Pavia, Cremona e Varese.

  • Sei stato scelto dalla Federazione Nazionale per fare il commissario tecnico?

Si, sono stati organizzati diversi stage con circa 50 ragazzi disabili e sono stato scelto per allenarli e valutarli. Alla fine di ogni stage viene pianificata una partita internazionale dove convoco i 15 ragazzi migliori per disputare il match.

  • Sono stati selezionati anche ragazzi della FONDAZIONE CLS?

Si: per la nazionale di serie A: Denis, e per la nazionale di serie B: Davide e Salvatore.

  • Quali sono i motivi per i quali ti hanno scelto come commissario tecnico?

Mi hanno scelto per come alleno la mia squadra, per il mio atteggiamento nei confronti dei ragazzi.

Penso che per essere un bravo mister, serva conquistare la fiducia dei ragazzi, essere da loro rispettato e ascoltato.

Ogni tanto per gestire bene una squadra, serve anche essere severo: se un ragazzo sbaglia, bisogna riprenderlo con fermezza, far capire l’errore commesso, senza farglielo pesare, indicargli come superare il suo limite, ed essere una presenza positiva all’interno della squadra.

Con alcuni si dovrà essere più duro, con altri usare atteggiamenti più dolci.

Importante è ascoltare e conoscere bene ciascuno.

I ragazzi intuiscono subito se le correzioni sono appropriate, competenti e utili per essere migliori, ed è così che si conquista la loro fiducia.

Viviamo il calcio come un momento di integrazione, di gioco, in una logica che non sia quella della competizione, ma in una logica di condivisione di un momento gioioso.

Giochiamo sì per vincere e per confrontarci con altre squadre, ma lo scopo è quello di divertirci e di stare bene insieme, per cui siamo contenti anche quando perdiamo, perché affrontiamo gli impegni con spirto positivo.

Quando l’altra squadra ci segna un bel goal, noi applaudiamo: se l’avversario è più forte, non va insultato, ma applaudito.

Alla fine ci salutiamo sempre con grandi abbracci.

E’ bello giocare così.

 

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