STARE INSIEME RIMANENDO LONTANI

STARE INSIEME RIMANENDO LONTANI

Ecco la ricetta.

Anche se è davvero dura!

Questa emergenza ha sconvolto la nostra normalità. Ha inventato un paradigma di vita completamente diverso cui ci dobbiamo abituare.

È stato difficile spiegare ai nostri nonni che, essendo categorie a rischio, sarebbero dovuti rimanere in casa protetti. Ancora più difficile dirlo ai nostri figli, che avrebbero dovuto vivere segregati senza giocare all’aperto e senza vedere i loro amici.

Ma è un compito ancora più arduo trasmettere questo messaggio a dei disabili psichici, che sono contemporaneamente categorie a rischio e dove, come capita con i bambini, la via della ragione non è sempre sufficiente.

Abbiamo scelto la strada del cuore e della partecipazione continua.

Era l’11 marzo 2020.

Le notizie che giungevano dai media parlavano di una bomba che stava scoppiando. Ma la percezione dell’opinione pubblica era che si trattasse ancora di un dramma lontano, che non avrebbe mai potuto investire il nostro castello di certezze.

La CLS FA, senza ancora alcuna direttiva nazionale e regionale, per preservare la salute dei propri protetti, decideva di chiudere. Ma non lo faceva abbassando le saracinesche come un negozio costretto a interrompere le proprie attività, in attesa di ripartire.

In un attimo abbiamo innescato un nuovo modello di assistenza.

Quello che prima veniva fatto stando vicini, doveva essere ridisegnato per garantire il distanziamento sociale.

Certo, non si può più fare una visita a una fattoria, andare in piscina o sperimentare giochi di cucina collettiva.

Il pool costituito da 6 educatori, 1 coordinatore e 1 psicologa ha dovuto pensare a una formula nuova, che somigliasse a una CLS FA “distribuita”, che doveva riuscire a coprire tutte le residenze sparse in 12 comuni su 4 province (Varese, Como, Monza Brianza e Milano).

E così ogni settimana gli operatori della CLS FA chiamano almeno due volte ognuno dei 30 ragazzi che gravitano intorno alla nostra realtà. Lo scambio non è solo “vocale”. Spesso è una vera e propria videoconferenza, perché il contatto visivo è sempre fondamentale per sostituire un abbraccio che per ora è solo rimandato.

Non è mai solo una semplice chiacchierata telefonica. Perché ricordiamoci che l’obiettivo rimane sempre la “Formazione all’Autonomia”, la necessità di ogni individuo di governare la propria vita acquisendo dignità anche nei piccoli gesti quotidiani.

Questo periodo di emergenza non deve far sospendere la presa, per evitare di perdere i successi conquistati in tanti anni di lavoro insieme. E così gli educatori danno ai loro amici dei compiti, come scrivere una ricetta di cucina o fare degli esercizi ginnici come andare sulla cyclette. Poi ci sono le raccomandazioni di aiutare in casa: fare lavori domestici dall’apparecchiare a tavola a pulire l’acquario. E naturalmente l’invito a rimanere collegati con gli amici costretti nelle loro case, sia chiamandosi, sia postando i propri successi sui social.

Da ultimo preparare ogni tanto un bel disegno che recita “io resto a casa”, per ricordarsi che anche se siamo lontani, siamo uniti e vicini di fronte a questa emergenza e che “insieme ce la faremo”!